La lettera della maestra d’arte di seguito riportata, riassume in breve un iter che ha richiesto trentacinque anni di studi per i quali non è previsto alcun canale di ricerca e quindi richiede l’attenzione straordinaria della classe dirigente del nostro Paese per ottenere i relativi riconoscimenti.
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Dopo aver completato gli studi presso il Liceo Artistico di Palermo e conseguito l’abilitazione all’insegnamento ho insegnato Educazione Artistica nelle scuole dell’obbligo.
A contatto diretto con la realtà scolastica, fin dal 1976, avendo avuto la percezione del guasto sociale, ma anche delle possibilità d’intervento, mi sono impegnata a studiare il fenomeno dei comportamenti anomali partendo da un punto fermo: la possibilità di lettura della interiorità dell’individuo attraverso il mezzo che riferisce anche sulle dinamiche elaborative della mente umana, lo stesso mezzo che funge da canale per raggiungere la sfera della coscienza.
L’espressione del teorico Rudolf Arnheim: l’arte non è un’isola, serve per capire il mondo e la mia disponibilità all’osservazione sistematica, maturata a seguito degli studi di alfabetizzazione dei linguaggi dell’arte, mi hanno spinta a cercare di dare un senso al mio insegnamento, che non fosse quello velleitario voluto da tutti.
L’educazione Artistica, collocata alla fine della scala delle discipline scolastiche mi appariva come una cenerentola che nulla aveva a che fare con quell’arte che, considerata espressione del genio umano, veniva tutelata nei musei…
La percezione che anche il mondo spirituale fosse una componente legata al fare ad Arte, mi ha spinta in tante direzioni contemporaneamente…
A scuola avevo avvertito da subito una contraddizione che ha fatto scattare la molla della curiosità rivolta, in primo luogo alla mia diversità nel concepire la vita e il mondo mentre l’universo attorno calpestava e demoliva…
Una buona possibilità per capire l’uomo, che mi appariva superficiale, poco coerente e comunque contorto, poteva essere quella di iniziare da zero per capire dalle mie meccaniche mentali, che somigliavano a quelle dei bambini, dove fosse il guasto. Iniziando a fare, con i miei alunni, l’esperienza dell’arte ho trovato il modo per attuare un intero programma di risanamento.
Personalmente l’arte mi ha portato lontano, facendomi trovare il vero senso della vita.
Su alcuni libri avevo letto di Freud, del medico psicanalista che, avendo individuato nel segno e nel disegno i mezzi d’indagine del profondo aveva cercato di dare voce ai disagi esistenziali di tante persone.
Il medico aveva fatto riferimento su un campione umano devastato mentalmente…
Io avevo davanti a me la possibilità d’indagare su un campionario umano eterogeneo e vastissimo: gli alunni che affollavano le mie classi e me stessa, grafica e pittrice.
Avrei scoperto, nell’arco di trentacinque anni di attività condotta ai limiti del sondabile, tutto sui processi di assorbimento della mente umana, dando una spiegazione logica ai percorsi evolutivi dell’uomo.
Mi è stato facile capire e dare un senso al “bene”, alla “perfezione”, ma per capire l’opposto, ho dovuto fare i conti con il “male” e le sue infinite diramazioni. Ho dovuto affondare le mani direttamente e dolorosamente nelle piaghe per risalire alle cause di tante diffuse “imperfezioni”. Solo questo processo poteva rassicurarmi sugli anticorpi di resistenza che si attivavano in me come naturale difesa di un bello ideale che non riguardava l’apparire, ma l’essere. I risultati mi confortavano sulle possibilità di prevenzione messe in pratica con la mia didattica.
Ho dovuto fare una dolorosa constatazione: il male, che interessa l’Italia senza distinzione fra nord e sud, è un cancro perverso e sottile con metastasi diffuse in tutte le membra dello stato. Questo male avrebbe voluto annientare anche me, ma non ha potuto. Mi ha isolata, questo si, impedendomi di dare quelle informazioni che avrebbero potuto evitare allo stato spese inutili su pseudo terapie educative o di repressione affidati a metodi, comunque, d’improvvisazione.
Il male non ha potuto intaccare me perché io smascherandolo, riconoscendolo, mi difendo grazie agli anticorpi attivi, vigili dentro di me…
La mia arte è a dimostrazione di una forza interiore costruita su una interezza percettiva e mentale corroborata dalla fede. La mia lucida e trasparente spiritualità, che non ammette pregiudizi e mediocrità culturali, affonda le sue radici in Dio che riconosco come Maestro ed espressione di pura perfezione. Durante questo viaggio che si identifica nell’epilogo della lotta tra bene e male sono stata attenta a non perdere di vista il senso della perfezione che si manifesta in simboli anche attraverso i sogni.
Il mio viaggio, cominciato quasi per caso, era scritto negli eventi naturali e destinato ad aprire la porta per dare avvio ad una più giusta storia.
Nell’anno scolastico 1986/ 87…il Ministero della P.I. ha indetto una specie di concorso per attingere idee…
La richiesta era arrivata a me attraverso la voce del preside della scuola media V.Bellini di Patti, in modo imperativo: dovevo escogitare, nell’ambito delle attività antimafia, strategie volte alla formazione di una coscienza civica nel preadolescente! Il tutto in men che non si dica!!
Naturalmente anche gli altri docenti erano tenuti a fare, e continuano a fare ancora oggi,,,per improvvisazione!
La mia risposta è stata una provocazione che attraverso l’esperienza figurativa tendeva a dimostrare per quali vie si giunge alla coscienza. Il contenitore è un testo con titolo. E SE CAMBIASSIMO LE REGOLE DEL GIUOCO? realizzato col gioco dell’animazione a fumetti. Sede di tante intuizioni, che avrebbero trovato conferma nel tempo, il lavoro è stato d’avvio ad un percorso sistematico teso a dipanare i fili di una matassa intricata e contorta come poteva essere quella che noi comunemente chiamiamo mafia e che io definisco ignoranza camuffata da infinite maschere di superficie...
Capire il male ed escogitare le terapie di risanamento, non è stato un gioco di parole!
Il volume, consegnato alla scuola e messo agli atti a dimostrazione di una mia adesione alle richieste, è stato oggetto di discriminazione e di ulteriore isolamento a causa della diversità di linguaggio usato. Parlare usando le immagini, come sfondo, a dimostrazione del naturale riflesso delle dinamiche di assorbimento mentali, è stato considerato velleitario e non dimostrativo dei percorsi sensibili interessati nell'acquisizione di una coscienza e alla rivelazione delle cause di quel malessere sociale che si vorrebbe combattere a parole.
L’isolamento ad oltranza perpetrato ai miei danni ha interessato la scuola e tutte le componenti sociali che avrebbero dovuto garantire la divulgazione delle informazioni inerenti il mio programma di risanamento e consentire il confronto democratico delle idee.
L’attività rimane come punto fermo sulle dinamiche studiate in estemporanea a dimostrazione delle risposte positive degli alunni al processo di formazione attivato con i miei metodi sistematici.
Alla luce della mia esperienza il fenomeno del cancro sociale, è scientificamente risolvibile.
I miei sono stati anni di studi intensi, condotti a scuola, dove sperimentavo con gli alunni i percorsi specifici e le strategie formative, fra opposizioni e difficoltà di ogni tipo, ma soprattutto a casa mia trasformata in CENTRO di ricerca, CENFORUM Arteidea Giovaniproposte, dove confluivano tutte le informazioni su quell’universo umano indifferente e insensibile con cui mi confrontavo giorno dopo giorno e che mi coinvolgeva in una resistenza ad oltranza.
Il contesto è assai ampio e complesso e non vorrei appesantire con informazioni che si possono trovare nel sito: www.angelagiordanocenforum.com
L’importante è sapere che ci sono i metodi per prevenire l’insorgere del male che ha un’origine comune: l’incoscienza.
Chi non ha coscienza della propria coscienza come fa ad educare gli altri ad avere una coscienza?
I processi assimilativi del mondo adulto, non conformi ai processi di elaborazione evolutiva, per un mancato e mirato input nell’età della crescita, diventano devianti per i giovani che assorbono con facilità dai comportamenti altrui…
Ma il risanamento è possibile, basta intervenire nell’infanzia per non deviare l’equilibrio tra le due sfere interessate alla formazione completa e corretta.
In breve: la mente umana ha due emisferi, in uno si attivano le funzioni mnemoniche e razionali, sono attività di superficie; nell’altro, detto emisfero sensibile o dell’immaginazione e dei sentimenti, si attivano le informazioni che servono a formare la sfera della coscienza, della creatività, dell’idea d’accesso all’infinito dove io ho trovato Dio.
Nel sito sopraindicato, nella chiavetta che porta il nome di un libro in fase di ultimazione “ I SENTIERI DELLA LUCE” ci sono riportate significative relazioni chiarificatrici del contesto studiato.
Attualmente le due sfere della mente umana non lavorano sinergicamente: l’utilizzazione sfrenata della sfera razionale ha fatto e fa atrofizzare la parte sensibile dove dovrebbe avvenire l’elaborazione dei contenuti e delle immagini e la canalizzazione nella sede della coscienza.
L’Educazione Artistica, nelle scuole, ha un orario assolutamente inadeguato, se non addirittura inesistente, per assolvere il compito di informazione e formazione oltre che di aiuto nella decodificazione dell’infinito universo immaginario…
E’ necessario un intervento teso a modificare la struttura della scuola che è vecchia e malata seriamente, tanto malata da non riuscire ad assorbire le informazioni che pure, personalmente, ho fatto giungere al Ministero della P.I. durante il ministero Fioroni e che mi sono costate intimidazioni da parte del presente Ministero.
Forse il Ministero vuole continuare a procedere per improvvisazione anzi che valutare i riscontri della scienza e dei naturali processi evolutivi dell’uomo ?!
I miei studi e la mia esperienza vissuta tra infinite chiusure e incisa sulle tele che segnano le tappe di un viaggio difficile, profondo e sofferto,unico e irripetibile, sono il naturale epilogo della storia dell’uomo che è arrivato ad un bivio e deve decidere se deve varcare nuove porte e accedere ad altre strade o perdersi nel nulla.
La mia azione a misura di Arte e di scienza è solo un atto di amore verso una Nazione che pure negli anni dell’Umanesimo e del Rinascimento aveva intrapreso il giusto cammino, quello della valorizzazione delle arti e dei mestieri a garanzia di una elevazione culturale attraverso il lavoro simbolo della crescita umana e sociale.
Possiamo ricominciare a percorrere nuove strade sotto la spinta di idee rigeneratrici che, sviluppate operativamente ad arte già tra i banchi delle scuole, possono portare ad una nuova e più giusta storia.
C’è una scuola di un piccolo comune in provincia di Parma, Berceto, unica cellula sana in un deserto malato, per questo arido e senza orizzonti, disposta a pilotare i miei metodi e a dare voce alla mia esperienza. Il nord e il sud uniti per dare un grande esempio di unità nazionale sotto la spinta di interessi comuni e di un’unica cultura, appare la strada migliore per dimostrare che la Sicilia non è un’isola da additare come matrice di una cattiva pianta...
Il mio lavoro serve a riscattarla, ma serve soprattutto a riscattare i giovani per i quali non si è mosso nessuno…
A settembre, se saranno riconosciuti tutti i diritti e gli oneri della mia ricerca condotta ai limiti del sondabile e ci saranno le condizioni per insegnare al meglio io fornirò i metodi sistematici che al momento sono sotto chiave, insieme ad un intero progetto di risanamento, presso il Ministero della P.I.
Se la stampa nazionale e i mass media collaboreranno si potrà procedere al confronto democratico sulla base della mia esperienza e lo Stato potrà beneficiare delle informazioni necessarie per potere giungere alla fase di cambiamento.
Le famiglie, informate sugli itinerari didattici e formativi dell’arte, attraverso un percorso mirato, potranno partecipare consapevolmente al processo educativo dei giovani.
In fede,
Patti 07/ 06/ 2010
Angela Giordano
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